Sono necessari solo tre mesi a partire dalla comparsa dei primi sintomi, per arrivare alla diagnosi di artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante, le malattie reumatiche più diffuse. Oggi queste malattie vantaggi maggiori da una diagnosi tempestiva. Pensare che tredici anni fa trascorrevano invece in media 6 anni e mezzo per scoprire che quel mal di schiena ribelle a tutti i trattamenti in realtà era l’inizio di una spondilite anchilosante, oltre 4 anni dalla comparsa di dolori articolari e qualche desquamazione della pelle per arrivare alla diagnosi di artrite psoriasica e 3 anni dai primi gonfiori di mani e piedi per capire che si trattava di artrite reimatoide. Anni ‘buttati’, trascorsi senza cure specifiche e quindi con la malattia che avanzava e lasciava danni permanenti.
artrite reumatoide
Con il pesce si riduce l’artrite reumatoide
L’assunzione di pesce può ridurre l’artrite reumatoide: a dirlo i risultati di uno studio condotto da alcuni ricercatori ricercatori dell’Institute of Environmental Medicine, Karolinska Institutet, tra cui i dottori Daniela Di Giuseppe, Alice Wallin, Matteo Bottai, Johan Askling e Alicja Wolk. Secondo loro seguire una dieta ricca di omega 3 di cui il pesce è ricco sarebbe in grado di ridurre il rischio di andare incontro ad artrite reumatoide, malattia che ricordiamo colpisce più le donne che gli uomini e di cui ancora non si conosce con esattezza la causa. Come per altre malattie diventa quindi fondamentale prevenire anche seguendo una dieta corretta che stando a questo nuovo studio dovrebbe contenere una discreta quantità di Omega-3.
La salute dei denti è collegata all’artrite reumatoide
Apparentemente sono due cose che non hanno nessun legame, in realtà, la salute dei denti è collegata all’artrite reumatoide, e viceversa. Così potrebbe succedere che chi è soggetto al mal di denti, potrebbe in seguito soffrire di artrite reumatoide, così come non è escluso che chi soffre di questa malattia possa essere soggetto a malattie parodontali.
Artrite reumatoide: arriva Tocilizumab, il farmaco intelligente che congela i sintomi
Un “incendio” che infiamma le articolazioni di 300-400 mila italiani, tre volte su quattro donne, molto spesso giovani. Contro l’ artrite reumatoide è in arrivo in Italia entro il 2009 un nuovo farmaco intelligente: il primo anticorpo monoclonale mirato al recettore dell’ interleuchina-6 (IL-6), una della principali proteine che alimentano il fuoco della malattia. Il tocilizumab, questo il nome della molecola ‘pompiere’, promette di spegnerlo restituendo ai malati una vita normale: induce remissione clinica (in altre parole congela i sintomi) nel 56% dei pazienti trattati per oltre due anni. Con effetti collaterali sovrapponibili a quelli dei farmaci già sul mercato, assicurano gli esperti.
IL CONGRESSO EULAR
I dati dello studio di fase III Lithe sono stati presentati al congresso annuale della Lega europea contro i reumatismi (Eular). “Tocilizumab – spiega Gianfranco Ferraccioli, ordinario di reumatologia all’ università Cattolica di Roma – è il primo farmaco biologico che, in uno studio di confronto testa a testa, si è dimostrato superiore al metotrexate“, oggi gold standard contro l’ artrite reumatoide. Dopo 6 mesi di trattamento risulta in remissione il 33% dei pazienti che ricevono tocilizumab piu’ metotrexate, contro il 4% di chi assume metotrexate da solo. E dopo un anno la percentuale aumenta al 47% (contro l’8%). “Soprattutto – sottolinea lo specialista – tocilizumab previene la progressione del danno articolare, anche nei pazienti che non raggiungono la remissione clinica“. Dopo un anno di terapia, infatti, i malati trattati con la nuova ‘pallottola’ biotech mostrano una progressione del danno tre volte inferiore rispetto a quelli del gruppo metotrexate.
Artrite reumatoide e vita di coppia: diagnosi precoce e trattamento dei disturbi sessuali derivati
Il dolore fisico che diventa sofferenza interiore, il corpo che si deforma e l’ autostima che crolla. Le malattie reumatiche gravi non erodono solo le articolazioni, ma scavano un vuoto dentro e complicano la vita di coppia.
“Molti pazienti scivolano nel tunnel della depressione, e il calo del desiderio e della performance sessuale può essere pesantissimo: lo rileviamo nel 20% dei malati di artrite reumatoide, in netta prevalenza donne, e sempre in un quinto dei pazienti con spondilite anchilosante, perlopiù uomini“. Lo spiega Gianfranco Ferraccioli, ordinario di reumatologia all’ università Cattolica di Roma, fra i circa 14 mila esperti riuniti a Copenhagen per il congresso annuale della Lega europea contro i reumatismi (Eular).
ARTRITE REUMATOIDE E SESSO
Ai problemi ‘di letto’ dei malati reumatici l’ Eular 2009 ha dedicato un’ intera sessione. “Un evento”, assicura Amye Leong, rappresentante di un’ associazione internazionale di pazienti, a sua volta colpita da tre patologie reumatiche.
“Troppe volte, anche ai meeting di settore – sottolinea – l’ argomento è stato oggetto di chiacchiere da bar, più che di un vero e proprio confronto scientifico“. Eppure “tra i malati reumatici la prevalenza dei disturbi sessuali è doppia rispetto alla popolazione generale“, osserva. Ecco perché “i pazienti vorrebbero più informazioni su questo argomento, e francamente i medici spesso non sanno cosa dire“. Per non parlare della ricerca: “In questo campo se ne fa davvero poca“, lamenta Leong, auspicando che un’ alleanza tra camici bianchi e associazioni possa abbattere ogni tabù e migliorare il dialogo medico-paziente a 360 gradi.
Artrite Reumatoide: un malato su tre perde il lavoro in 3 anni. Il rapporto dell’ Università Politecnica delle Marche
Artrite Reumatoide: un malato su tre perde il lavoro in 3 anni. Il rapporto dell’ Università Politecnica delle Marche
Nei primi tre anni di malattia, l’ artrite reumatoide fa perdere il lavoro ad un terzo dei malati in cura, lo conferma Parola di Fausto Salaffi, docente di Reumatologia all’ Università Politecnica delle Marche.
Un malato su tre deve fare presto i conti con l’ artrite reumatoide e modificare completamente le proprie abitudini. Dolori e infiammazioni articolari non permettono più di svolgere i movimenti più elementari con ripercussioni dal punto di vista psicologico.
Nel Rapporto emerge infatti come il 42% dei 646 pazienti intervistati abbia dovuto dire addio ai propri hobby, mentre il 32% aveva difficoltà anche solo ad aprire un barattolo e il 14,7% a girare la chiave nella serratura.
E’ difficile convivere con paure e rinunce, al dolore fisico si aggiunge infatti anche l’ insoddisfazione per la qualità della vita.
Artrite reumatoide: il rapporto del Censis sulla diagnosi e sui centri di cura per i malati affetti da artrite e reumatismi
Artrite reumatoide: il rapporto del Censis sulla diagnosi e sui centri di cura per i malati affetti da artrite e reumatismi
È un vero e proprio percorso ad ostacoli quello che i 300 mila malati di artrite reumatoide si trovano a vivere in Italia come dimostrano le risposte dei 646 pazienti raccolte dal Censis nel primo Rapporto Sociale sull’ Artrite Reumatoide voluto da ANMAR e da SIR. Per la prima volta con un approccio scientifico e questionari validati a livello internazionale è stato possibile tracciare una fotografia della condizione dei malati, analizzare l’ impatto economico e sociale della malattia e valutare, attraverso le indicazioni dei malati stessi, le possibili aree di miglioramento per realizzare un modello assistenziale a misura di paziente.
Dall’ indagine del Censis traspare in pieno la complessità del mondo dei pazienti: un universo fatto di mille variabili, paure, incertezze, rinunce. L’artrite reumatoide è una patologia che tocca l’ individuo nel profondo, con una sintomatologia iniziale non così diversa dai semplici dolori reumatici. L’ artrite reumatoide è una malattia subdola che impatta sulla dimensione lavorativa, relazionale e psicologica del vissuto dei pazienti e che può portare dalle micro limitazioni della vita quotidiana ad un drastico ridimensionamento dei progetti di vita. Una malattia malcurata e le difficoltà di accesso ai migliori punti di riferimento per la cura, si traducono per i malati in una vita piena di limitazioni e rinunce: il 42,9% del campione ha dovuto smettere di viaggiare o di praticare i propri hobby, il 22,7% ha dovuto seriamente modificare la propria attività lavorativa, senza contare le difficoltà nel compiere semplici gesti quotidiani; il 31,9% dei pazienti trova difficile aprire un barattolo, il 14,7% girare la chiave nella serratura. Forte anche il disagio psicologico: oltre il 40% dei pazienti intervistati si è trovato a pensare che nulla gli potesse essere di conforto e fra chi ha un livello di attività di malattia elevato, il 74,4% ha paura del sopraggiungere della fase acuta del dolore, il 71,7% si sente depresso.