Tabagismo in Italia: si fumano meno sigarette, ma gli italiani scoprono sigari e trinciati

 Le “bionde” perdono terreno sul mercato tricolore. Nel 2007, infatti, le sigarette hanno registrato un calo dell’ 1,1%, per un totale di 50 milioni di pacchetti venduti in meno su 92.821 tonnellate arrivate nelle tasche dei consumatori. Il dato emerge dal Rapporto 2008 sul tabagismo dell’ Osservatorio fumo, alcol e droghe (Ossfad) dell’ Istituto superiore di sanità (Iss), pubblicato sul sito web dell’ Iss. Una buona notizia che, tuttavia, non fa tirare il sospiro di sollievo che dovrebbe. Se da un lato il mercato delle bionde arranca, infatti, dall’ altro si registra un vero e proprio boom nelle vendite di sigari, sigaretti e trinciati.

IL TABACCO
Il tabacco da ‘rullare’, in particolare, ha registrato un balzo del 15,5% sul 2006, mentre sigari e sigaretti sono cresciuti ciascuno del 7,1%. Ciò tuttavia non toglie che, in Italia, nell’ ultimo anno si sono liberati del vizio ben 560 mila fumatori. Il 94,3% ce l’ ha fatta senza alcun aiuto esterno, mentre il 3% si è affidato a un supporto psicologico e il 2,7% ai farmaci. Dal Rapporto, poi, una curiosità: la prima boccata per il 52,9% dei fumatori arriva prima delle 8 del mattino. Cinquecentosessantamila italiani, dunque, liberi dal vizio, anche se sono ben 3,3 milioni quelli che, nell’ arco della vita, hanno provato almeno una volta a smettere senza mai riuscire nell’ impresa. Intanto scema, col passare degli anni, il rispetto dei divieti introdotti con la legge Sirchia. Nei locali pubblici, nel corso del 2008, non ha acceso la sigaretta l’ 81,5% dei fumatori contro l’ 83,9% del 2007. Stesso trend negativo sul posto di lavoro: ha rispettato il divieto il 69,4% dei ‘viziosi’ contro il 71,8% dell’ anno precedente.

Tabagismo in Italia dati Istat: schiavo del fumo il 22% degli italiani, picco del vizio sul lavoro e all’ università

 Tabagismo in Italia dati Istat: schiavo del fumo il 22% degli italiani, picco del vizio sul lavoro e all’ università

Non c’è legge antifumo che tenga: di rinunciare alla sigaretta non se ne parla, perché è soprattutto una compagna che aiuta a superare lo stress quotidiano, all’ università e sul lavoro in primis. L’ esercito di fumatori italiani è arrivato nel 2008 ad arruolare il 22% della popolazione dai 14 anni in su, come rivela l’ Annuario statistico italiano dell’ Istat.
Il dato dei fumatori italiani risulta comunque stabile negli ultimi tre anni, sebbene tra il 2000 e il 2005 si sia registrata una riduzione della quota di fumatori di circa il 2%. Notevoli le differenze di genere: tra gli UOMINI i fumatori sono il 28,6%, mentre tra le DONNE il 16,3%.
Il tabagismo è comunque più diffuso nelle fasce d’ età giovanili e adulte, in particolare tra i 25 e i 34 anni. le sigarette accompagnano gli italiani soprattutto nel momento in cui iniziano ad affacciarsi sul mondo del lavoro o sono alle prese con la carriera. Ed è sempre tra gli uomini, in questa fascia d’ età, la percentuale più elevata di dipendenti dalla nicotina: il 36,9% fuma. Mentre tra le donne la quota più elevata di fumatrici (24,3%) si registra fra i 45 e i 54 anni. Quanto al famigerato addio al pacchetto, il 23% degli italiani over 14 dichiara di aver fumato in passato, sempre con differenze fra uomini e donne: sono il 30% degli uomini e il 16% delle donne. Dall’ Istat, dunque, un dato confortante: I NON FUMATORI rappresentano la maggioranza della popolazione di oltre 14 anni (52,9%), con il 38,9% degli uomini e il 65,9% di donne.

Indagine sul tabagismo in Italia. Le donne fumatrici fumano per stress

 Le donne fumatrici fumano per stress . Ormai acrobate tuttofare, schiacciate tra obblighi professionali e doveri casalinghi, le donne italiane fumano per stress: le donne italiane col vizio della sigaretta sono in media il 21% delle 14-64enni, e la percentuale sale al 29% fra le laureate e raddoppia al 38% tra i ceti up (imprenditrici, dirigenti e professioniste).
Ma oltre all’ effetto-relax della sigaretta, a spingere le donne verso pacchetto e accendino c’è anche un effetto-contagio: solo il 19% delle italiane vive in ambienti sociali dove nessuna donna fuma, e più frequentano altre donne fumatrici, più le donne italiane fumano. Parola del sociologo Enrico Finzi, presidente dell’ istituto di ricerche Astra, e autore di una maxi-indagine sul tabagismo delle donne. Il ritratto delle donne italiane fumatrici è stato presentato a Milano in occasione del lancio della campagna ‘No smoking be happy’ della Fondazione Umberto Veronesi (sito www.nosmokingbehappy.it).

A sorpresa, emerge inoltre che il 76% delle fumatrici italiane arriccia il naso pensando al sapore e all’ odore del fumo. Solo il 24% delle tabagiste, infatti, dice di fumare per “plus organolettici” quali appunto l’ aroma (17%) e il profumo (8%) di ‘bionda’.
La ricerca ha coinvolto un campione di 732 donne fra i 14 e i 64 anni, rappresentativo di 19,6 milioni di italiane. Di queste, 4,4 milioni risultano fumatrici (ma potrebbero essere anche 4,6 milioni calcolando un margine di bugie, stima Finzi), con punte record tra le 45-54enni (26%) e ancor più fra le 25-34enni (28%) e le single (30%), nel Lazio e nelle grandi città. In media consumano quasi 12 sigarette al giorno, ma il 40% brucia da mezzo pacchetto a uno e il 60% da 20 a 60 sigarette al giorno.