Trascorriamo 23 anni davanti ad uno schermo

Volete sapere quanto tempo trascorriamo davanti ad uno schermo? Che sia quello di un televisore, di un computer o di un laptop o ancora quello di uno smartphone è stato calcolato che il tempo trascorso davanti ad uno schermo è di 23 anni; a dirlo sono stati i risultati di un’indagine condotta da YouGov Uk per la britannica “National Lottery Good Causes” da cui è emerso che a stare per la maggior parte del tempo della propria vita attaccati davanti ad uno schermo sono gli uomini adulti che arrivano anche a 12 ore al giorno; quasi un milione di giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni passa circa 5 ore al giorno in compagnia del proprio smartphone. Al di là del tipo di schermo si tratta senza dubbio di un’abitudine poco salutare.

Dipendenza da smartphone: colpite molte donne italiane

Le donne italiane sono dipendenti da smartphone e tablet; a dirlo i risultati di una ricerca condotta dal sito alfemminile.com realizzata in collaborazione con eBay che ha messo in luce come 4 italiane su 5 non riescano proprio a rinunciare al proprio oggetto tecnologico. Venendo alle percentuali, il il 73% delle italiane ha uno smartphone, mentre il 35% possiede un tablet; pare inoltre che solo il 12% cambia modello ogni anno ma nonostante questo le donne sembrano davvero molto attaccate a questi dispositivi.

Drogati di Facebook e Twitter hanno crisi d’astinenza

Brutte notizie per chi non può vivere senza social network: sembra infatti che i drogati di Facebook e Twitter abbiano delle crisi d’astinenza (proprio come avviene quando si parla di droga e alcol) nel momento in cui si deve abbandonare il loro uso per un certo periodo di tempo. Lo studio è stato condotto da alcuni ricercatori della Winchester University, nel Regno Unito che hanno chiesto a 10 persone che usavano Facebook e a 10 che invece avevano un profilo Twitter di non accedere ai profili per una settimana; la maggior parte di loro si sentiva isolati, fuori dal mondo e una partecipante ha rivelato che a fatica non ha aperto l’app di Facebook dal telefonino. Insomma sintomi che fanno pensare ad una vera e propria dipendenza da social network tuttavia il dottor David Giles ha aggiunto che questi social non sono del tutto pericolosi sottolineando come questi social attivino un processo particolarmente sociale. La chiave ideale sarebbe quindi usarli con moderazione.

Donne più dipendenti da Facebook

Siamo un po’ tutti, chi più chi meno dipendenti da Facebook (sono pochi infatti quelli che riescono a non controllare l’aggiornamento di stato dei nostri amici; tuttavia pare che noi donne rispetto agli uomini lo saremmo di più. Questo almeno secondo i risultati di una ricerca norvegese pubblicata all’interno di Psychological Reports; è emerso come vi sia una certa correlazione con i sintomi che si possono avere da quelle sostanze che creano assuefazione come droga o alcol ed anche che le categorie “a rischio”, come era forse prevedibile sono i giovani rispetto agli anziani ed appunto le donne rispetto agli uomini.

La dipendenza da web si chiama Discombugogglamento. La ricerca del Dottor Lewis in Gran Bretagna

 La dipendenza da web si chiama Discombugogglamento. La ricerca del Dottor Lewis in Gran Bretagna
Vi è capitato di innervosirvi, agitarvi, arrabbiarvi, quando non riuscite a collegarvi a internet, a entrare in un determinato sito o a scaricare dati dal web ?
Non siete soli e le vostre sensazioni hanno un nome: discombugogglamento.
E’ il termine (complicato!) coniato da uno psicologo inglese sulla base di un sondaggio che rivela come quasi metà della popolazione della Gran Bretagna soffra di un simile disturbo.
Il dottor David Lewis definisce la malattia come ” crescenti livelli di stress, provocati da difficoltà ad andare online “: la parola discombugogglamento è una fusione di scombussolamento e di google, il motore di ricerca diventato quasi un sinonimo della rete stessa.
Il sondaggio, commissionato dal servizio di informazioni telefonico, indica che il 44 per cento dei cittadini della Gran Bretagna soffrono di questa malattia dell’ era digitale, con più di un quarto, il 27 per cento, che ammettono di stare decisamente male quando incontrano problemi a collegarsi o a compiere certe operazioni su internet.