Il parto cesareo è un evento non sempre scelto dalla mamma. In caso di gravidanza a rischio bisogna affidarsi al bisturi, così come in casi di estrema emergenza. Oggi che molte donne ricorrono al parto cesareo per ridurre i dolori legati all’evento, viene fuori che i bambini nati così sono maggiormente a rischio obesità.
parto cesareo
Parto cesareo, le italiane lo preferiscono a quello naturale, i pro e i contro
Quattro bambini su dieci in Italia nascono con parto cesareo, confermando il nostro paese come una fra le nazioni in cui si effettua il più alto numero di parti cesarei, di certo quella con le percentuali più elevate in Europa. Il 20 per cento delle donne lo preferisce al parto naturale per paura del dolore o per timore che il bambino soffra, ma anche per un senso di maggiore sicurezza. Fra le donne che scelgono il parto cesareo è molto apprezzata la possibilità di poter pianificare, con questa modalità di parto, la data della nascita o di poter tornare più rapidamente ad una normale vita sessuale.
Parto in casa, nasce la dodicesima bambina in casa “Lumen”
Secondo l’ ISTAT, attualmente è del 38,3 % la percentuale dei parti cesari in Italia, con picchi del 60% nelle regioni del sud. I dati mostrano uno scenario preoccupante: un’ accanita medicalizzazione del parto sta trasformando un evento unico e fisiologico, in una patologia che necessita l’ intervento chirurgico comportando maggiori rischi per la donna e costi superiori per la sanità. L’ Italia ha ormai ampiamente superato la soglia di parti cesarei stabilita, dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità, al 15%; il motivo va, in molti casi, ricercato in un esasperato bisogno di sicurezza sia da parte del personale sanitario che delle pazienti.
Gravidanza – Parto indolore con l’ anestesia epidurale, l’ alternativa al parto cesareo chirurgico e i limiti della legge
Gravidanza – Parto indolore con l’ anestesia epidurale, l’ alternativa al parto cesareo chirurgico e i limiti della legge
Record negativo in sala parto per l’ Italia: i parti chirurgici costituiscono il 35% del totale, una percentuale doppia rispetto a quella suggerita dall’ Oms e la più alta in Europa.
Per ridurre i parti chirurgici, un’ opportunità viene dal parto indolore praticato con l’ anestesia epidurale.
La prima regione italiana a garantire gratuitamente il parto indolore è la Lombardia: con una delibera della Giunta Regionale del primo gennaio 2005 è stato equiparato il Drg (il rimborso erogato dalla Regione per ogni intervento sanitario) del parto vaginale a quello cesareo.
La differenza di spesa di 83 euro a parto può essere utilizzata dagli ospedali per garantire l’ analgesia epidurale, lo conferma Luigi Frigerio, presidente della Società lombarda di Ostetricia e Ginecologia.
Dal primo gennaio 2007 sono stati destinati ulteriori fondi (circa 5 milioni di euro) per permettere l’ anestesia epidurale nelle strutture ospedaliere in cui si pratica più del 20% dei parti indolore.
Un limite questo che ha suscitato non poche polemiche: si corre il rischio di penalizzare i centri più piccoli e meno attrezzati, mette in guardia Edoardo Calderini, direttore dell’ Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione della clinica Mangiagalli di Milano.
In Lombardia infatti solo 7 centri hanno una quota così alta di parti con epidurale, come il Mangiagalli e il Buzzi di Milano.
Questi centri sono in grado di offrire sempre gratuitamente la prestazione; negli altri ospedali la donna può richiedere l’ epidurale ma non sempre il suo desiderio viene esaudito perchè la disponibilità degli anestesisti è limitata.